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La sostenibilità delle banche. Il Rapporto "Close the gap"

05/05/2010

La rete di Ong europee Banktrack, della quale fa parte anche l’italiana CRBM, ha reso pubblico il suo nuovo rapporto “Close the Gap”. Ovvero un chiaro invito a colmare il vuoto, correggere gli errori, rivolto a 49 tra i principali istituti di credito mondiali in merito alle loro politiche sugli investimenti e alla qualità dei prestiti. Sette i campi d’azione delle banche tenuti in considerazione, tra cui il commercio di armi e le attività estrattive, e ben nove le tematiche sensibili analizzate, partendo dai diritti umani per poi proseguire sulla lotta ai cambiamenti climatici e alla corruzione.

I risultati dello studio sono tutt’altro che incoraggianti, anche considerando che a essere valutate sono state le politiche esistenti e non la loro applicazione, che non sempre rispecchia l’impegno preso in prima istanza dalle banche. Per Jora Volterink, principale estensore del rapporto “Nonostante la confusione e l’incertezza creata dalla crisi, alcuni istituti hanno messo in piedi delle linee guida all’insegna della sostenibilità, però se si eccettuano dei casi virtuosi, il quadro di insieme non è esaltante”.

 

Rispetto al 2007, sono aumentate le banche che rendono pubbliche le loro politiche, ad esempio sul commercio delle armi e sul settore estrattivo siamo passati rispettivamente dal 27 al 49 per cento e dal 9 al 22 per cento. Tuttavia nessuno dei 49 soggetti esaminati ha delle linee guida su tutti i settori e le questioni indicate in Close the Gap e in generale anche lì dove presenti, tali politiche si meritano un giudizio molto negativo: su una scala da uno a cinque la maggior parte prende il voto più basso, specialmente sulla corruzione. Su 49 banche, 28 hanno provato a darsi delle regole sugli investimenti che possono avere degli impatti diretti sui cambiamenti climatici. Ma la loro azione al riguardo è ampiamente deludente e inadeguata.

 

“Per intraprendere la retta via servono più politiche sostenibili e una loro corretta applicazione” ha affermato Johan Frijns, coordinatore di Banktrack. “Continuando di questo passo non si farà abbastanza per tutelare gli interessi delle popolazioni locali e dell’ambiente”.

Tratto da www.finansol.it/