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L'impresa impossibile che dice no al profitto

10/07/2008

Una delegazione argentina di funzionari di governo, sindacalisti e operai di imprese recuperate è in Italia per visitare alcune cooperative e stabilire nuovi rapporti internazionali. Negli ultimi anni, alcune imprese autogestite argentine si sono messe in contatto con cooperative italiane nella ricerca di nuove forme di organizzazione del lavoro. Da questa esperienza sono nate alcune «multinazionali» di un'altra economia. Il default argentino del 2001 ha messo in moto un modello di impresa impossibile, un impresa senza capitale. Disperati, senza lavoro, in un paese insolvente, gli operai hanno incominciato ad occupare le loro fabbriche chiuse, si sono organizzati in cooperative, hanno chiesto alla magistratura di poter usufruire delle macchine e lentamente gli impianti hanno ripreso a produrre. Sono passati sette anni e oggi circa 200 imprese recuperate continuano a sfidare la logica del profitto. Queste esperienze di autogestione propongono un cambio di prospettiva. Non si fondano sulla logica economicistica del sempre maggiore profitto, ma su una logica di produzione che mette al centro l'essere umano. L'uomo è mezzo ma pure fine. Tra le differenti proposte messe in atto per superare la crisi (piqueteros, assemblee, trueque ecc) quella del recupero delle fabbriche dimesse sembra essere oggi quella più riuscita. Le prime esperienze di occupazione cominciano in piena crisi e dall'Argentina si estendono a vari paesi dell'America Latina. Nel corso degli anni si sono affinati i meccanismi del recupero, la modalità delle cooperative, la pianificazione e la progettazione della produzione e della distribuzione e perfino i rapporti internazionali. Nell'Italia degli anni '80, la crisi industriale ha dato luogo ad una serie di risposte che possono essere utili anche al caso argentino. Per entrambi la priorità è quella di promuovere uno sviluppo economico partecipato e generato dal basso. Nel 1986 è nata, in Italia, Cooperazione Finanza Imprese (Cfi) con il compito di sostenere la nascita, attraverso la partecipazione al capitale sociale, di cooperative di lavoratori di aziende in crisi. Oggi il Cfi finanzia l'attività di alcune imprese recuperate in Argentina. A novembre 2007 a Buenos Aires ha partecipato insieme a 13 imprese cooperative italiane, alla seconda Exposición Argentina de las Empresas Recuperadas por los Trabajadores. La manifestazione è servita anche come piattaforma di scambio tra il movimento cooperativo argentino e quello italiano.

Tratto da il manifesto