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Dati e numeri: così la Rete ha vinto i referendum

14/06/2011

Paolo Bottazzini*

L’interesse per i referendum secondo Google ha avuto un primo sussulto tra il 14 e il 17 maggio; da sabato 28 maggio è cominciato il vero flusso di interrogazioni sul motore, con un balzo vertiginoso tra mercoledì 8 giugno e sabato 11. Le query riguardano i quesiti, i temi dell’acqua e del nucleare, ma anche questioni operative relative agli scrutatori. Per l’interrogazione su nucleare esiste però un precedente importante: il picco dell’interesse si scatena tra il 1° di marzo e il 9 aprile, in corrispondenza con gli eventi drammatici del Giappone; in seguito la curiosità si riduce in modo sensibile fino agli ultimi giorni prima della tornata elettorale.

 

Anche questa volta però la sede principale dell’informazione non sono i siti che si rivolgono con un atteggiamento broadcast agli utenti. Chi si affida a questo strumento per comunicare con gli elettori, come il Comitato del No sui servizi pubblici locali, si ritrova con un pagine ricche di buoni argomenti che non vengono ascoltati da nessuno. Anche il sito del Comitato a favore del Sì raccoglie – sempre secondo Google – l’attenzione di solo 20 mila utenti unici fino al momento di improvvisa crescita dell’attenzione collettiva. Il Comitato contro il nucleare si ferma tra i 15 e i 18 mila utenti unici.

 

In realtà la mobilitazione per le questioni referendarie questa volta parte molto prima, ma non tramite gli strumenti di comunicazione “dell’ultimo minuto” e la tempesta di domande su Google giusto in tempo prima di andare a votare. La virtù e il terrore corrono sulla Rete da mesi, ma sui social media e non sui siti.

 

La virtù è quella dell’Associazione dei Comuni Virtuosi. Il loro sito è frequentato da poco più di 10 mila utenti unici al mese; ma la loro pagina su Facebook, Acqua Pubblica tra il dicembre 2009 e oggi ha raccolto circa 1 milione di fans. Il padre dell’iniziativa è Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano (comune di 1883 abitanti in provincia di Milano), con un orientamento politico di centro-sinistra ma non iscritto ad alcun partito. Marco Boschini e Luca Bassanese sono gli altri due volti del progetto, insieme alla pagina ufficiale del Popolo Viola, che conta più di 400 mila fans. I lettori ci hanno già segnalato in precedenza che non è questa l’unica (né, a loro giudizio, la più autorevole) espressione del Popolo Viola su Facebook; ma questa struttura di relazioni permette di comprendere la nicchia culturale in cui ha avuto origine l’interesse per il tema, e le vie che hanno reso possibile il coinvolgimento di un pubblico sempre più ampio. La pagina costruita da Finiguerra ha ottenuto un seguito di portata molto più ampia rispetto alle pagine allestite dagli stessi Comitati referendari: Referendum acqua pubblica ha meritato l’adesione di quasi 90 mila fans, la pagina ufficiale per il Referendum sul nucleare ne ha conquistati poco più di 21 mila – molti meno delle diverse iniziative locali, come quella sarda, che ne conta più di 80 mila, quella del solito Finiguerra, che ne ha arruolati più di 60 mila.

 

Il nucleare si è associato al terrore scatenato durante i mesi di marzo e di aprile dall’incidente della centrale giapponese di Fukushima. Il video del giornalista che si è avvicinato alla centrale con i contatori Geiger è stato visto su YouTube quasi 900 mila volte. Dal 18 marzo Greenpeace apre una pagina su Causes di Facebook contro il nucleare in Italia, reclutando oltre 200 mila sostenitori; ancora prima, dall’11 marzo la Rete dei cittadini apre una pagina su Causes che ne aggrega quasi altri 90 mila.

 

L’indipendenza dai partiti è il primo contrassegno delle pagine e dei contenuti che sono stati in grado di rivolgersi ad un grande pubblico. Lo si riconosce anche dal fatto che la formazione della sensibilità attorno ai temi del referendum non è un prodotto recente, della settimana immediatamente prima del voto. Degli oltre 30 mila video caricati su YouTube sul tema referendum, soltanto 6500 sono stati postati durante l’ultimo mese. L’obiettivo dei contenuti prodotti prima delle ultime settimane è stato quello di costruire un sentimento di appartenenza tra la gente e il loro territorio. Il vantaggio di Finiguerra è stato proprio l’assenza di una fama nazionale per il suo nome e per quello della città che amministra: la sua forza è sorta dalla localizzazione, dall’immediatezza del suo rapporto con la comunità che rappresenta, dall’esperienza diretta del territorio che governa. L’«anonimato politico» della sua iniziativa ha suscitato la speranza di una nuova autenticità, legata alle caratteristiche dell’ambiente che sono «qui per me alla mano» (per usare una nobile espressione fenomenologica): i valori che ha veicolato sono quelli della consapevolezza nel consumo del territorio, l’azzeramento dei rifiuti, l’ecologia, il risparmio energetico, la mobilità sostenibile – un nuovo stile di vita che non si fonda sui parametri della crescita della produzione e del consumo a tutti i costi. Per questo i video precedenti le ultime due settimane subordinano la richiesta di presentarsi alle urne all’esigenza di spiegare i valori per cui si dovrà votare, come la bella animazione postata da piccolosamba alla fine di aprile, e premiata da oltre 100 mila visualizzazioni arrivate dal passaggio via mail, dall’inclusione nelle pagine Facebook degli utenti, dai link di siti più istituzionali come AffariItaliani e dal sito ufficiale della Campagna referendaria.

 

In un certo senso, per le proposte referendarie è stata una fortuna l’indifferenza mostrata dai canali televisivi: la percezione degli spot sul piccolo schermo tende ad essere discontinua e distratta, mentre sul web l’accoglienza riservata dall’utente a quello che ha scelto di guardare è attenta e sostenuta dalla fiducia personale in chi ha inoltrato il link. Dopo 16 anni di istruzioni televisive ignorate, questa volta la comunicazione video ha trovato un pubblico interessato e pronto a condividere le informazioni.

 

Un altro segnale della presa di distanza dalla politica istituzionale è l’apparente oblio che ha coperto il quarto quesito, quello sul legittimo impedimento. La pagina che raccoglie su Facebook le adesioni per questo argomento non tocca i 3500 fans. Le organizzazioni politiche nazionali che puntavano sul raggiungimento del quorum hanno quindi agito in modo saggio astenendosi dall’anteporre i loro simboli e le loro personalità allo sviluppo della comunicazione grassroot. Una delle operazioni più riuscite dell’Italia dei Valori è stata quella di scomparire dietro alla diffusione spontanea dei picbadges con il logo del voto Sì ai referendum. Si tratta di un talloncino che viene caricato in automatico davanti all’immagine (in basso a destra) degli utenti Facebook che decidono di scaricarlo. In questo modo migliaia di profili sul social network sono diventati promotori dell’iniziativa referendaria con la loro semplice presenza sulla piattaforma.

 

Contrariamente a quanto è accaduto per le elezioni amministrative, l’atteggiamento della Rete non si è rivolto questa volta alla comunicazione grottesca, ma alla costruzione di una nuova ideologia. Questa rispecchia peraltro l’espressione più pura di Internet, che si è sviluppata in America nel solco della tradizione di Thomas Jefferson e della fiducia nell’autonomia delle piccole comunità. L’impronta ironica e dissacratoria si è invece mostrata soprattutto nelle settimane finali della campagna, sotto la pressione del raggiungimento del quorum. Gli otto video più popolari postati nelle ultime due settimane hanno raggiunto una somma di 1 milione e 700 mila visualizzazioni; metà di loro mostra un carattere divertente. Esemplare l’appello per i non udenti di Guzzanti, che in un paio di giorni supera le 200 mila visualizzazioni.

 

La mobilitazione richiede un trasloco della Rete nel mondo fisico: per questo nascono iniziative su Facebook come TaxiQuorum, ad opera del Popolo Viola – o georeferenziate come il passaggio al voto attivato per la provincia di Reggio Emilia. Dopo la fondazione della nuova ideologia e il coinvolgimento del pubblico dei social media – che si presume giovane e con elevata alfabetizzazione informatica – si deve passare alla coscrizione di massa per la sua attuazione nella realtà: Taxi Quorum ha raccolto oltre 5000 adesioni per accompagnare invalidi, bisognosi, pigri e nonne al seggio. I nonni sono i protagonisti involontari del 12 giugno: su Twitter si succedono le loro fotografie davanti all’urna scattate dai nipoti che li hanno scortati, e si leggono messaggi come «Io ho portato mia nonna dopo un tutorial di 40min. Non ho idea cosa può aver fatto con le schede»; «Anche mio nonno, che invalido necessita di un accompagnatore per votare, ha insistito per tracciare personalmente il SI sulla scheda verde!». E’ il giorno di #iohovotato e #referendum2011, i trend più intensi della giornata.

 

L’ultima volata è tutta di Twitter: tra le 11,29 e le 13,09 del 12 giugno compaiono in media 10 messaggi contrassegnati da #iohovotato ogni minuto, mentre #referendum2011 raggiunge due picchi in giornata, uno intorno alle 19,30 e un altro alle 22,40 con 7 messaggi al minuto. Le notizie in tempo reale arrivano da tutti, da ogni seggio d’Italia: la rete digitale ha collaborato con quella fisica alla mobilitazione reale del 57% degli elettori, nonni inclusi.
#iohovotato è uno spettro ancora più terribile di quelli di #morattiquotes e #dilloaobama, suscitati dalle elezioni amministrative di due settimane fa. Questa volta la dichiarazione contro Berlusconi è esplicita e nazionale. Ma la storia della campagna elettorale sui social media sembra avere un respiro ancora più largo: si direbbe che gli elettori abbiamo compiuto un passaggio dialettico dalla devozione per la personalità individuale del leader, alla ricerca di un completo anonimato della politica. Non sono solo i partiti ad essere stati messi da parte: è l’ingombro dei capi a non essere più tollerato, il loro infantilismo, la loro regalità, la loro sovraesposizione, il logoramento del loro linguaggio e della loro immagine. I nomi quasi sconosciuti di Domenico Finiguerra, la sua minuscola Cassinetta di Lugagnano, Marco Boschini, Luca Cassanese, l’anonimato delle piccole comunità, dei volontari, del Popolo Viola, si sono sostituiti a quelli dei leader nazionali. La saggezza dell’amministrazione iper-locale, della salvaguardia dell’ambiente circostante, della qualità della vita, ha cancellato la fede nei pifferai-magici-per-l’intera-nazione. Se i nonni hanno già visto simili oscillazioni nella loro vita, avranno anche la pazienza di passare a trovarci su Twitter per dirci come di solito va a finire questa storia?

 

* Epistemologo, fondatore di Pquod

Tratto da www.linkiesta.it