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10/12/2011

C.M.Panenka ed EconomiaSommersa

lunedì 12 dicembre 2011 h19
Bologna • facoltà di economia, piazza scaravilli, aula 11

intervengono

Andrea Ginzburg
docente politica economica unimore

Sbilanciamoci

Cesare Melloni
segretario regionale CGIL emilia romagna

Massimo Ricottilli
docente economica unibo

“Si è chiusa una fase”, si ritrovano spesso a dire i movimenti che in questi ultimi dieci anni hanno fatto opposizione culturale, prim'ancora che politica e sociale, nell'Italia del berlusconismo. Si è chiusa una fase che forse è iniziata a Genova nel 2001 e che altrettanto probabilmente è terminata il 12 novembre 2011, con le dimissioni di Silvio Berlusconi e il successivo passaggio di consegne a Mario Monti, l'uomo forte tanto delle istituzioni europee, quanto di un certo tipo di approccio all'economia e alle politiche economiche.
Si è chiusa una fase, ma non è detto che non se ne debba aprire un'altra. Perché gli echi di quell'altro mondo possibile, se non addirittura la necessità di mettere in campo “l'impresa di un'economia diversa”, ora più che mai rimbombano alle orecchie di un'Europa schiacciata da una crisi che, prim'ancora che economica e finanziaria, è innanzitutto democratica e culturale.
Una crisi di fronte alla quale s'impone una scelta: abbracciare il pensiero unico oggi dominante, che propone le solite vecchie ricette fatte di tagli alla spesa sociale, privatizzazioni dei beni comuni e allentamento della pressione delle regole sui mercati del lavoro e della finanza, oppure sperimentare la bellezza e al tempo stesso la fatica della democrazia, della ricerca collettiva di una via d'uscita alternativa dalla crisi, che sappia mettere al centro la visione di un modello sviluppo diverso.
È quello che ormai da anni cerca di fare Sbilanciamoci, con cui vogliamo confrontarci per capire se è realmente praticabile la strada della controfinanziaria, in cui gli investimenti nella conoscenza e nell'economia reale tornano ad essere centrali rispetto a un sistema produttivo che ormai trae ossigeno solo dalla speculazione, dalle spese militari e dalla distruzione dell'ambiente, senza più la capacità di immaginare pratiche di “buen vivir”.
E dalla riflessione sull'uso alternativo delle risorse, vogliamo estendere il piano della discussione alla questione della democrazia, tanto nelle istituzioni europee quanto nel modello economico nel suo complesso, ponendo l'accento sulle tematiche del welfare, dell'ambiente e di un nuovo rapporto fra capitale e lavoro, capitale e territorio, capitale e comunità.

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